CECILIA CAMELLINI – LA MIA GARA
Cecilia Camellini è una delle nuotatrici paralimpiche più forti in Italia. Affetta da disabilità visiva Cecilia Camellini ti racconta come una persona non vedente viva una gara di nuoto. Ai giochi paralimpici di Londra si cimenterà in cinque gare anzichè le solite due, i 50 e 100mt stile libero.
CECILIA CAMELLINI – L’URLO DELLA FOLLA
“Sarebbe bellissimo poter alzare la testa è dire…Ok! Sono arrivata prima, seconda, terza… – ammette Cecilia Camellini – però nel momento in cui arrivo cerco intanto di riprendere fiato perchè sono mezza morta…dopo cerco di ascoltare i rumori dello stadio, perchè in base a chi sta facendo più casino si capisce chi sia arrivata prima, seconda o terza… Mi sono sempre messa d’accordo con gli italiani…con mio padre…di urlare come un matto, se sono prima magari lo sento anche se è difficile perchè sono sempre lontanissimi. E’ un’attesa un po snervante perchè dici…uffa!…passa anche un buon minuto prima di sapere il risultato…un minuto lunghissimo…chissà come siamo arrivate!”
CONCENTRAZIONE E TRANQUILLITA’
“Le gare cominciano due ore rima della gara stessa – confessa Cecilia Camellini – perchè comincio ad agitarmi, cerco comunque di concentrarmi già da prima, cercando di focalizzare bene quale sia l’obiettivo da raggiungere, quindi mi concentro bene. ho un 50 stile libero, ad esempio, comincio a pensare alla partenza, comincio a pensare a come devo nuotare, comincio a pensare all’arrivo, alle sensazioni che devo avere in acqua. Poi naturalmente prima della gara cerco di rimanere tranquilla. Quando cominci ad avere di fianco le tue avversarie sai che ci sono otto persone che vogliono fare la gara meglio di te e devi stare attenta…siamo tutte lì, una accanto all’altra, e ci mettiamo un pò di paura a vicenda…”
IL PUBBLICO DI CECILIA CAMELLINI
“E’ piacevole quando c’è parecchio pubblico dell’Italia – racconta Cecilia Camellini - quando dicono il tuo nome prima della partenza, e urlano…si sentono…ti fanno un pò di coraggio…dai, ci sono anche loro che fanno la gara con me! Da un lato dico…finalmente ci siamo: è ora di gareggiare, diamo il massimo e cerchiamo anche di divertirci perchè una gara non è solamente agitazione ma è anche il momento in cui finalmente si riesce ad esprimere tutti i sacrifici che si sono fatti prima…dall’altra parte dico…aiuto! Ci siamo! E’ giunta l’ora! Ma anche un pò di curiosità per sapere come andrà a finire da quando mi tufferò a quando arriverò…”
SUPERARE IL PROPRIO LIMITE
Soprattutto cerco di rimanere concentrata su quelle che sono le mie sensazioni in acqua, quindi riuscire a sentire bene le bracciate, come prendo l’acqua, quanto vado veloce, poi devo riuscire a rimanere concentrata anche se la fatica aumenta sempre di più e non è sempre facile… Naturalmente quando si arriva verso la fine della gara e uno comincia a sentire proprio di non farcela più, bisogna stringere i denti e andare fino in fondo – conclude Cecilia Camellini – e cercare comunque di andare sempre oltre il limite che si è raggiunto…sennò la gara non è fatta bene…”


